giovedì 5 febbraio 2009

L'Empatia



Una delle componenti più importanti dell’aspetto dell’intelligenza emotiva sociale, è costituita dall'empatia, concetto citato precedentemente, ossia dalla capacità di riconoscere le emozioni e i sentimenti negli altri, ponendoci idealmente nei loro panni e riuscendo a comprendere i rispettivi punti di vista, gli interessi e le difficoltà interiori. Essere empatici significa percepire il mondo interiore dell'altro come se fosse il nostro, mantenendo tuttavia la consapevolezza della sua alterità rispetto ai nostri punti di vista.
La comunicazione, altra attitudine "sociale", è invece la capacità di parlare agli altri, facendo coincidere il contenuto esplicito dei messaggi (trasmesso dalle parole) con le proprie convinzioni ed emozioni (involontariamente rivelate attraverso il linguaggio del corpo). Comunicare in maniera efficace è anche saper ascoltare e fare domande, mantenendo una reale attenzione alle risposte emotive dei nostri interlocutori.
Imparare a riconoscere e rispettare le proprie emozioni serve anche per sviluppare l’empatia; inoltre un alto grado di empatia facilita enormemente la comunicazione e la rende più efficace e va di pari passo alla maturazione della personalità, che sarà tanto più capace di decodificare il “vero” contenuto della comunicazione quanto sarà
capace di un “ascolto empatico”.
La competenza comunicativa si basa quindi sull’empatia, ma anche sulla capacità di gestire efficacemente le emozioni che si provano e che prova l’altro.
Di fronte ad emozioni forti che sopraggiungono si può cedere alla tentazione di reprimerle non manifestandole o non mostrandole appieno. Ma non è una buona strategia, in quanto prima o poi esse emergono e se non trovano la loro naturale via di sfogo, si rischia di non poterne poi evitare l’irrompere improvviso nel comportamento o nella relazione. Per questo non riuscire a riconoscere e a esprimere lo stato d’animo provato può mandare fuori strada molte conversazioni e pregiudicare la qualità di molte relazioni.
Nel cosiddetto ascolto empatico, è necessario assumere curiosità autentica e disponibilità a puntare l’attenzione sull’interlocutore, cercando di imparare volta per volta a condividere le emozioni dell’altro producendo così una piacevole sensazione di farlo sentire accolto e compreso. Per fare ciò, ci si deve mettere nella condizione di accettare le emozioni dell’interlocutore così come si presentano nella relazione.






mercoledì 4 febbraio 2009

L'intelligenza emotiva



La nozione di intelligenza emotiva, già descritta da Howard Gardner nelle due forme, intrapersonale e interpersonale, è stata tuttavia sviluppata nei suoi molteplici componenti e conseguenze pratiche da Daniel Goleman, il quale distingue due principali sottocategorie: le competenze personali, riferite alla capacità di cogliere i diversi aspetti della propria vita emozionale e le competenze sociali, relative alla maniera con cui comprendiamo gli altri e ci rapportiamo ad essi.
L'intelligenza emotiva personale, comprende la consapevolezza di sé, che ci porta a dare un nome e un senso alle nostre emozioni negative, aiutandoci a comprendere le circostanze e le cause che le scatenano; più in generale essa permette una autovalutazione obiettiva delle proprie capacità e dei propri limiti, così da riuscire a proporsi mete realistiche, scegliendo poi le risorse personali più adeguate per raggiungerle.
Anche l'autocontrollo fa parte delle competenze personali. Esso implica la capacità di dominare le proprie emozioni, il che non vuol dire negarle o soffocarle, bensì esprimerle in forme socialmente accettabili. L'incapacità di gestire le proprie emozioni, può portare infatti ad agire in maniera inopportuna, e magari a forme di esagerata aggressività nei confronti degli altri, offrendo di sé un'immagine ben poco lusinghiera. Chi è padrone di sé, riesce di solito a comportarsi in maniera appropriata alla situazione, tenendo conto delle regole del vivere sociale, riconoscendo le proprie responsabilità e i propri errori, rispettando gli impegni presi e portando a compimento i compiti assegnatigli.
Tra le competenze personali può essere inoltre collocata la capacità di alimentare la propria motivazione, mantenendola anche di fronte alle difficoltà o quando le cose non vanno come avevamo previsto o speravamo.
La capacità di motivarsi è formata da una giusta dose di ottimismo e dallo spirito di iniziativa, attitudini che spingono a perseguire i propri obiettivi, reagendo attivamente agli insuccessi e alle frustrazioni.
L'intelligenza emotiva sociale è costituita da quell'insieme di caratteristiche che ci permettono di relazionarci positivamente con gli altri e di interagire in modo costruttivo con essi.

Definire l'emozione



Definire in modo preciso cosa sia un’emozione è difficile, anche perché i fattori coinvolti nella sua stessa natura sono molteplici: corporei, cognitivi, sociali, culturali.
Nel linguaggio scientifico il termine emozione viene usato per riferirsi ad uno stato di durata breve ma di intensità rilevante, che si differenzia dallo stato d’animo o sentimento, i quali invece si connotano per la loro minore intensità.
Le emozioni primarie come la gioia, la paura, la rabbia, convivono accanto a quelle che potremo definire in qualche modo come emozioni sociali, ad esempio: gratitudine, vergogna, invidia, disprezzo, senso di colpa, compassione. In riguardo è utile portare alla luce le tipologie di emozioni di cui si è in conoscenza grazie a Robert Plutchik e Nico Frijda, i quali, basandosi sulle espressioni del volto e segnali del corpo, sono arrivati a identificare otto emozioni fondamentali: approvazione, sorpresa, paura, dispiacere, disgusto, aspettativa rabbia, gioia. Se mescoliamo le emozioni fondamentali otteniamo altre emozioni. Queste emozioni “secondarie” esprimono in modo più preciso un certo stato d’animo. Esse richiedono una componente cognitiva ovvero che si provano se è presente una capacità di riflettere sulle proprie emozioni.

L'emozione



L’uomo, nell’atto stesso del “percepire”, tende a rilevare nel contesto in cui entra in contatto, una realtà che si viene a definire sulla base di selezioni e distorsioni particolari. Con ciò, si intende esplicare come la persona tenda a concentrare l’attenzione su ciò che interessa maggiormente per percepirlo più chiaramente, i modo tale da distogliere quel pezzo di realtà colto da ciò che disturba, allontanando dalla coscienza alcuni segnali. In proposito è possibile correlare l’esempio classico del viaggiatore in treno il quale nell’intento di leggere, cercherà di cancellare i rumori che provengono dall’esterno, come il brusio dei passeggeri con cui si divide il viaggio, concentrandosi sulla lettura.
Tali processi che attua l’uomo, sono stati definiti “meccanismi adattivi di tipo cognitivo”, ai quali se ne aggiungono altri sotto forma di emozioni, le quali modulano o alterano il nostro modo di interagire con la realtà.